Roma, l’intero quartiere in rivolta contro gli immigrati: “Nessuna sicurezza e libertà, via da qui”

Alla testa del corteo di comitati e cittadini che, sabato pomeriggio, ha attraversato il quartiere Aurelio di Roma per dire no al nuovo centro di accoglienza, ci sono le donne: “Non è facile girare di notte in questo quartiere – racconta una di loro – ti senti seguita, ti senti osservata, non si è più tanto al sicuro qui”.

“Nessuna sicurezza, nessuna libertà”. Dietro a questo slogan, impresso su uno striscione, decine e decine di donne marciano tra la folla.

 Hanno il passo sicuro di chi vuole riprendere possesso delle strade. Quelle strade che, con l’apertura dell’ennesimo centro di accoglienza e l’arrivo di altri duecentocinquanta migranti, sono diventate ancora più insicure, minacciose, proibite.

Alla testa del corteo di comitati e cittadini che, sabato pomeriggio, ha attraversato il quartiere Aurelio di Roma, sfidando la pioggia battente, alcune residenti cantano a squarciagola l’inno d’Italia. Cantano per esorcizzare la paura. Come quella che ha Eleonora, trent’anni ed una figlia in arrivo, ogni volta che scende la notte. “Non ho più il coraggio di tornare a casa da sola la sera, dopo il tramonto chiamo mio marito per fare qualsiasi cosa”, racconta. “Una sera – prosegue Eleonora – stavo ritornando a casa e c’erano quattro o cinque ragazzi di colore, la strada era buia, ed ho avuto paura perché si erano messi proprio davanti al cancello di casa mia, io sono incinta, aspetto un bambino, stavo con le buste della spesa e non me la sono sentita di tornare a casa, ho aspettato a lungo, finché non se ne sono andati”.

Questo quadrante romano, tra centri di accoglienza ed insediamenti abusivi, è già saturo di rom e migranti. “Difendiamo i nostri quartieri”, strillano nei megafoni i consiglieri di opposizione presenti, tra cui Marco Giovagnorio di Fratelli d’Italia e l’ex presidente del XIII municipio Daniele Giannini. Il peso di una convivenza senza regole diventa insopportabile quando, nottetempo e senza avvisare la cittadinanza, il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Roma calano dall’alto duecentocinquanta africani in un’ex struttura alberghiera che si trova nei pressi della via Aurelia. “L’apertura di un nuovo centro proprio non ci voleva” osserva Ilaria, vent’anni e la voce arrabbiata: anche lei prova le stesse identiche sensazioni di Eleonora. “Non è facile girare di notte in questo quartiere – continua – ti senti seguita, ti senti osservata, non si è più tanto al sicuro qui.
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